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Suite Horovitz



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Sei storie che si intrecciano all'interno di un Hotel:

A proposito di chiappe, Cime di felci ed amanti, Il ciccione si fa la ragazza,

Servizio in camera, L’audizione, Secondo violino


Adattamento e regia Andrea Paciotto

 

con: Giorgio Marchesi, Michele Nani, Francesco "Bolo" Rossini, Nicole Sartirani, Simonetta Solder, Anna Ferzetti, Andrea Jeva Quacquarelli

e la partecipazione straordinaria del violinista Marko Zoranovic


Musiche originali: Marko Zoranovic
Realizzazione video: Francesco Domenico D'Auria
Elementi Scenografici: Andrea Paciotto
Assitente alla regia: Chiara Sabatini

Disegno costumi: Sara Lanzi

Direzione di produzione: Adriana Garbagnati
Organizzazione: Andrea Jeva Quacquarelli


Una produzione: Compagnia Horovitz-Paciotto e Offucina Eclectic Arts
con la collaborazione di La MaMa Umbria International e del Festival Settembre al Borgo

 

Prendi un hotel, poi prendi dei personaggi che in quel hotel diventano protagonisti di divertenti e singolari disavventure. Il risultato? «Horovitz Suite», un caratteristico spettacolo scritto da Israel Horovitz, adattato e messo in scena con la regia di Andrea Paciotto.

SUITE HOROVITZ  è una produzione molto particolare che ha inaugurato la 40° edizione del Festival Settembre al Borgo di Caserta (agosto 2010), uno spettacolo divertente e coinvolgente che si svolge in diversi spazi all'interno di un Hotel. Scena dopo scena, il pubblico si ritrova ad testimone indiscreto di sei storie brevi, commedie ironiche e pungenti, divertenti, commoventi, provocatorie ed impegnate. Ogni testo presenta un punto d’osservazione diverso, uno scorcio/squarcio sull’esperienza dell’uomo e della donna contemporanei.

«Il titolo - spiega Horovitz - è un gioco di parole. "Suite" è la suite dell' albergo, ma in inglese si pronuncia quasi come "sweet", che vuol dire "dolce". Questi testi hanno infatti una certa dolcezza, anche se mai troppa. Chi ha la fissa della psicanalisi potrebbe dire che esistono storie che si scrivono per il padre, più dure, e altre per la madre, meno dure. Ecco, queste storie io le ho scritte per mia madre».

 

Grand Hotel Doria «Suite Horovitz»,
sei mini storie quotidiane inscenate negli ambienti dell' albergo

Uno spettacolo «da camera»

Il pubblico segue la pièce accanto agli attori: in stanza, al bar e al ristorante

Lo spettacolo è servito al bar, al ristorante, in camera e noi guardiamo nello specchio un poco deformante. L'Elfo Puccini presenta col Doria Grand Hotel un evento teatrale stile Ronconi (aveva diretto «XX stanze»), uscendo da spazi consueti e forse un po' consunti del palco per curiosare cosa accade di buffo, melò o drammatico negli interstizi della vita, mescolando un cocktail, un reality teatrale dove è lo stimolo dello spettatore voyeur che fa la differenza specie parlando di sesso. Sei mini storie made in Usa, alla maniera di Carver, Altman, ma anche di Shepard, 100 minuti dove si confrontano piccoli e grandi flash di solitudini & infelicità, specie per cause affettive, sussulti di egoismo, ripicche di cuore, tutto servito in diretta nei posti scelti da Israel Horovitz, lo sceneggiatore di «Fragole e sangue».
L' angolo bar, il ristorante, una stanza d' hotel, un' anticamera, quelli che chiamano «non luoghi», ma dove veri sentimenti esplodono in modo casual, chiacchierando con un metodo che induce a citare Sartre e Beckett senza dimenticare che, proprio in finale di partita, ci salva l' humour. Due uomini si confidano una conquista; una neo coppia al ristorante; un intermezzo di sesso; incontro con servizio in camera (il pezzo migliore, bella tensione recitativa); audizione in stile «Chorus line» ed infine i dieci minuti in camerino prima di un concerto. I testi di Horovitz, applauditissimo ieri con gli attori, hanno il dono di scambiare, nella torta acida dei sentimenti, una parte con il tutto (ma pure viceversa) e d' essere espliciti nella richiesta d' affetto.
Il fatto che 50 spettatori possano seguire le vicende da vicino, seduti intorno, ai bordi del letto, nei tavoli appresso, guardando negli occhi i bravi attori, non solo elimina la quarta parete teatrale, ma induce a un processo d' identificazione diversa, a un consumo emotivo vivace. Una bella esperienza, i testi sono disperatamente spiritosi. Gli interpreti, con la regia di Andrea Paciotto che trova chiavi diverse, conservano l' arte teatrale e la natura della finzione anche a distanza ravvicinata. Fuori i nomi: Giorgio Marchesi, Michele Nani, Francesco «Bolo» Rossini, Nicole Sartirani, Simonetta Solder, Anna Ferzetti, Andrea Jeva Quacquarelli e la giovane musicista Mila Quacquarelli. A loro l' onore anche amaro di raccontarci magic moments di ordinaria follia, alla Richard Yates, tristezze da alcool dove l' albergo (il Doria è una perfetta «quinta») fa da scudo metropolitano, come sapeva Neil Simon all' epoca di «Plaza suite». Sei atti molto unici di uno scrittore già noto («Line») e di cui l'Elfo Puccini presenta fino dal 15 al 27 marzo una «personale» con altre opere in sala Bausch.

«Suite Horovitz», sono 50 Gli spettatori ammessi, ai bordi del letto o intorno ai tavoli. Una messinscena che induce a un nuovo processo di identificazione.

Maurizio Porro - Corriere della Sera, 12 marzo 2011


[…] una grande emozione per lo spettatore, in questa serie di frammenti che lascia scoprire, per così dire, l’ultimo Horovitz. […] Si sa che gli alberghi sono luoghi molto frequentati, dove avvengono incontri, tradimenti e abbandoni. Sei commedie molto puntuali, molto circostanziate, lo spessore stesso dei personaggi rimanda ad altro di più profondo. Infatti il pregio fondamentalmente di Horovitz è proprio quello di raccontare la vita, anche le storie più tremende, con leggerezza. In questo modo, riesce a farci vedere quegli aspetti della realtà che, pur essendo trasparente, troppo spesso non vogliamo vedere. Nel loro insieme, questi frammenti rappresentano un coinvolgente caleidoscopio di umanità, dando voce ai piccoli e grandi drammi, alle paure, ai sogni e alle speranze del quotidiano di ognuno di noi.

Gianfranco Capitta


Il talento di Israel Horovitz, uno dei maggiori autori teatrali nordamericani di oggi, sta nella capacità di far reagire i tratti della più significativa drammaturgia europea moderna […] con un linguaggio quotidiano e minimalistico che, ricorrendo spesso al mezzo di contrasto di un umorismo acre e talvolta spinto fino alla comicità pura, traduce tutta la violenza nascosta e tutto l'amaro disincanto della società statunitense.
Ne costituisce una dimostrazione lampante «Horovitz suite» […] Un impianto a metà fra «L'albergo del libero scambio» di Feydeau e «Girotondo» di Schnitzler mette in campo […] una serie di personaggi che si raggruppano in coppie, terzetti e quartetti tanto compositi quanto improbabili ed occasionali. Molto bravi, e ovviamente ciascuno in più ruoli, risultano infine gl'interpreti.

Enrico Fiore – Il Mattino, 2 settembre 2010


Attento osservatore dell'uomo contemporaneo, indagatore dell'animo umano, Horovitz descrive una quotidianità apparentemente banale, leggera, in realtà lucida e provocatoria. Apre crepe nell'anima, rivela fragilità, solitudini. La sua scrittura è disarmante, il suo minimalismo intrigante, la sua ironia pungente, il suo umorismo ebraico da commedia che ricorda quello di Woody Allen. Nelle brevi piece egli mette in piazza storie di coppie, di abbandoni, di amori e tradimenti in atto e svelati, che si consumano all'interno di camere da letto, nelle hall, nel ristorante. Invitati “invisibili” noi spettatori diventiamo voyeurs senza volerlo essere, astanti da “Grande Fratello” che curiosano dentro la vita degli altri.

Giuseppe Distefano – Il Sole 24 ore, 3 settembre 2010