CHI SIAMO



La Compagnia Horovitz-Paciotto è una compagnia teatrale con sede in Italia, fondata nel settembre 2009 dal famoso drammaturgo americano Israel Horovitz, il regista italiano Andrea Paciotto, un gruppo di attori ed operatori italiani, come risultato di una prima collaborazione per la produzione dello spettacolo Trilogia Horovitz.

Nel settembre 2009, in occasione dell’evento internazionale 70/70 Horovitz’s project, che celebrava il settantesimo compleanno di Horovitz con produzioni dei suoi testi in diverse parti del mondo, l’autore era tornato a Spoleto per la presentazione proprio di Trilogia Horovitz. Più di quarant’anni prima lo Spoleto Festival dei 2 Mondi, era stato un importantissimo trampolino per la carriera internazionale di questo allora giovane ed ancora sconosciuto autore di teatro e per quella degli ugualmente giovani ed ancora sconosciuti attori della sua compagnia, tra cui Al Pacino, John Cazale, Jill Claiburg, Matthew Cowles ed altri. Trilogia Horovitz ha presentato tre atti unici inediti in Italia, tra cui uno di quelli del 1968 L’Indiano Vuole il Bronx ed altri due più recenti, Beirut Rocks ed Effetto Muro. Lo spettacolo ha debuttato a Spoleto, presso il Teatrino delle Sei, lo stesso teatro che aveva ospitato quarantuno anni prima Horovitz e la sua Compagnia.

L’occasione è stata veramente speciale, l’incontro molto positivo e creativo, la produzione è stata inoltre accolta con interesse ed entusiasmo dal pubblico e dalla critica, tanto che il gruppo ha espresso naturalmente il desiderio di continuare a lavorare insieme.

Gli obiettivi della compagnia sono i seguenti: creare e produrre nuovi spettacoli; tradurre e pubblicare in Italia le commedie di Israel Horovitz; organizzare seminari, conferenze e workshops sul lavoro di Horovitz e su vari aspetti dell’arte teatrale; ricercare e promuovere l’idea di un teatro contemporaneo forte ed avvincente, legato alla realtà del presente ma universale e senza tempo nella sua visione; un teatro basato su una forte struttura drammaturgia, a tratti divertente a tratti drammatica, basato sul lavoro degli attori, sulla loro capacità di agire la verità del momento e di comunicare pensieri ed emozioni; un teatro basato su delle messe in scena interessanti ed originali, attente agli strumenti e alle tecnologie disponibili ai linguaggi della scena contemporanea, ma sempre in cerca di soluzioni semplici che meglio servono gli attori, la narrazione e il coinvolgimento del pubblico.

La Compagnia auspica di riuscire con il tempo a diventare come una sorta di Casa Artistica per molti attori e artisti teatrali che condividono gli obiettivi. I membri e collaboratori della compagnia fino ad oggi sono: Israel Horovitz, Andrea Paciotto, Adriana Garbagnati, Francesco Bolo Rossini, Simonetta Solder, Giorgio Marchesi, Nicole Sartirani, Michele Nani, Anna Ferzetti, Olga Rossi, Olivia Volpi, Enrico Salimbeni, Rossana Carretto, Valentina Chico, Chiara Sabatini, Andrea Jeva Quacquarelli, Marko Zoranovic, Rolando Macrini, Francesco Domenico D'Auria, Paolo Liberati, Luke Leonard, Hyunyoung Lee e Gill Horovitz.

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INTRODUZIONE
di Israel Horovitz

dal libro SUITE HOROVITZ

La vita ci riserva tanti miracoli…

Sono costantemente stupito dal realizzare quante miracolose e inaspettate svolte ha preso la mia vita… portandomi ad incontrare luoghi e persone che non avrei mai immaginato di conoscere.

Una svolta della mia vita particolarmente bella e miracolosa è avvenuta in Italia, quasi tre anni fa. Ero stato invitato dal regista italiano Andrea Paciotto a Spoleto, per vedere una nuova produzione di tre dei miei corti teatrali - L'Indiano vuole il Bronx, Effetto Muro e Beirut Rocks. Lo spettacolo si svolgeva al Teatrino delle Sei, lo stesso teatro in cui presentammo L'indiano vuole il Bronx al Festival dei 2 Mondi nell'estate del 1968.

Onestamente, la principale ragione per cui avevo accettato l'invito di Andrea Paciotto, era perché volevo mostrare Spoleto a mia moglie Gillian, che aveva sopportato per anni le mie infinite storie su Spoleto, senza mai esserci stata. Non ero particolarmente entusiasta di vedere di nuovo questi spettacoli, che avevo già visto innumerevoli volte. Inoltre, la versione originale de L'Indiano vuole il Bronx, presentata a Spoleto nel 1968, era stata interpretata da Al Pacino and John Cazale. Non mi aspettavo nulla nella versione del 2009, che mi avrebbe potuto colpire gran che.

Avvenne il contrario, rimasi stordito dal livello della messa in scena di quei miei tre testi a Spoleto. Paciotto aveva creato un trittico intitolato Trilogia Horovitz ed il lavoro era tra i migliori che avessi mai visto. Forse addirittura migliore.

Gillian ed io rimanemmo per una settimana a Spoleto al Centro de La MaMa Umbria International, con Paciotto e gli attori. Un giorno, verso la fine della nostra permanenza, gli attori mi chiamarono per un incontro privata, ed iniziammo a parlare della possibilità di rimanere insieme come gruppo e continuare a mettere in scena altri miei testi in Italia. Come direbbe il Padrino, “era un'offerta che non potevo rifiutare.” Ero emozionato.

Pochi mesi dopo ero già di ritorno in Italia per lavorare con Paciotto e il nostro gruppo di attori alla traduzione di diversi altri testi. Durante quel soggiorno tenni delle conferenze in un paio di Università e scoprì che in entrambe vi erano dei corsi di traduzione e che tra il pubblico vi erano diversi studenti che seguivano questi corsi. Chiesi se qualcuno fosse interessato ad unirsi in un gruppo di traduzione per lavorare sui miei testi. Miracolosamente, più di una dozzina di studenti si fecero avanti.

Al Teatro India di Roma, presentammo inoltre la mise en espace della traduzione di diversi nuovi atti unici e la pubblicazione del libro Trilogia Horovitz. La serata segnò un importante risultato, portando nuova ispirazione per me, per Andrea e gli attori. Nasceva così la Compagnia Horovitz-Paciotto.

I sei atti unici che compongono Suite Horovitz sono alcuni dei primi testi ad aver attraversato l'oceano dall'inglese all'italiano. In America, ho raggruppato questi testi sotto l'unico titolo “The Hotel Plays”, visto che sono tutti ambientati in un hotel. Da tempo sognavo di vederli messi in scena in un vero hotel, con il pubblico che si sposta da una stanza all'altra, da una storia all'altra. Uno dei direttori artistici del Festival Settembre al Borgo di Caserta, che aveva assistito alla mise en espace e alla conferenza, colse immediatamente lo spunto e dopo pochi mesi il sogno diventò realtà. Ad agosto del 2010 partimmo dunque alla volta di Caserta per inaugurare il Festival con lo spettacolo Suite Horovitz, ospitato all'interno dell'ospitale Hotel Jolly. Il risultato fu qualcosa di incredibile.

Occorre innanzitutto dire, che gli attori della compagnia che hanno lavorato allo spettacolo - Anna Ferzetti, Giorgio Marchesi, Michele Nani, Francesco Bolo Rossini, Nicole Sartirani, Simonetta Solder, Andrea Jeva Quacquarelli, il musicista Marko Zoranovic e tutto lo staff tecnico e organizzativo della compagnia – tutti hanno dimostrato un coraggio indescrivibile. Andrea ed io avevamo chiesto loro, per esempio, di fare la scena Cime di Felci ed Amanti nel ristorante dell'Hotel Jolly, senza avvertire i clienti a cena che intorno a loro stava per iniziare uno spettacolo. All'inizio sembrava veramente che gli attori fossero delle persone reali, che si trovavano nel mezzo di una strana discussione. Poi ovviamente il pubblico ha gradualmente iniziato a capire cosa stava succedendo ed ha seguito l'azione delle altre storie nelle diverse stanze dell'hotel. Ma siccome le stanze dell'hotel non riuscivano a contenere tutto il pubblico, dovemmo ripetere lo spettacolo ben quattro volte, a ripetizione, con soli 5 minuti di pausa tra una replica e l'altra, in una sorta di maratona che durò quasi 8 ore. Un esperienza estenuante, ma al tempo stesso entusiasmante e divertente, come mai nessuno di noi aveva avuto prima nel fare uno spettacolo teatrale.

Dopo il Festival di Caserta, la Compagnia Horovitz-Paciotto ha iniziato a ricevere inviti da teatri, Festival e Hotel in giro per l'Italia.

Amo scrivere testi brevi per il teatro. La cosa più bella di un testo teatrale breve è la sua brevità. Uno può avere la confortevole sicurezza che, se non gli piace, sarà presto finito per lasciare spazio ad un altro. Ma se gli piace, il testo lascerà alla fine il desiderio di volerne vedere ancora. E questo, nel teatro, è il più importante successo: lasciare il pubblico con il desiderio di vederne ancora.

Perciò quando sono in un periodo di pausa tra un testo lungo ed un altro, spesso riempio il mio tempo scrivendo testi brevi. Negli ultimi anni, in diverse parti del globo, sono stati realizzati addirittura dei festival di testi brevi scritti da me: negli Stati Uniti, in Francia, in Germania, in Argentina, in Australia, in Grecia, in Nigeria, in Benin e in Ghana… E ora, ovviamente, anche in Italia.

Il libro che ora tenete tra le mani, testimonia questa mia passione. Ventidue testi brevi tradotti in Italiano è solo l'inizio.

Alcuni sono seri, altri sono divertenti e leggeri, altri ancora sono un po' entrambe le cose. Spero che vi piacerà leggerli. Per me, è stato un piacere scriverli.

Israel Horovitz - Febbraio, 2011